Pubblicato il Aprile 12, 2024

La tua prima giornata in pista al Mugello non è un esame di velocità, ma un progetto da gestire: il successo dipende più dalla preparazione a freddo e dal controllo dei costi che dalla manetta del gas.

  • Il budget reale supera di gran lunga il solo costo d’iscrizione, includendo usura gomme, benzina e trasporto.
  • La preparazione mentale, evitando di inseguire i più veloci, è la prima forma di sicurezza per evitare di finire nella ghiaia.
  • Piccoli gesti tecnici, come nastrare i fari e regolare le pressioni, sono rituali che costruiscono fiducia e garantiscono sicurezza.

Raccomandazione: Parti con l’obiettivo di divertirti in sicurezza e imparare, non di fare il tempo sul giro. Questo è l’unico modo per tornare a casa con un sorriso e la voglia di rifarlo.

Il rombo dei motori che sale dalla Bucine, la scia di una MotoGP che pennella le Arrabbiate, il pensiero della staccata alla San Donato dopo un rettilineo infinito. Ogni motociclista sportivo ha sognato, almeno una volta, di mettere le ruote della propria moto su un circuito leggendario come il Mugello. È un desiderio potente, quasi un rito di passaggio. Ma tra il sogno e la realtà spesso si frappongono paure e dubbi concreti: “Sarò all’altezza? Quanto mi costerà veramente? La mia moto è adatta? E se cado?”. Molti si fermano qui, intimiditi da un mondo che sembra riservato solo a piloti professionisti e a budget milionari.

L’approccio comune è concentrarsi sulla prestazione: cercare il tempo sul giro, montare le gomme più performanti, pensare di dover essere veloci da subito. Ma da ex pilota e organizzatore di giornate in pista, posso dirti che questa è la via più rapida per la delusione (e per la ghiaia). La verità è controintuitiva: la chiave per una prima esperienza in circuito di successo non è la velocità, ma la gestione. Gestione del budget, per non avere sorprese amare. Gestione della mente, per tenere a bada l’ego. E gestione della meccanica, con poche ma fondamentali operazioni che ti mettono nelle condizioni di guidare sereno.

Questo non è il solito articolo che ti dirà “buttati e divertiti”. Questa è una guida realista, pensata per trasformare la tua ansia in consapevolezza e il tuo sogno in un progetto realizzabile. Analizzeremo insieme i costi nascosti, i requisiti tecnici indispensabili, gli errori psicologici da evitare e le scelte strategiche da compiere prima ancora di accendere il motore. Perché l’obiettivo non è diventare Bagnaia in un giorno, ma tornare a casa la sera, con la moto intera e un’esperienza memorabile da raccontare.

Per guidarti in questo percorso, abbiamo strutturato l’articolo in modo da rispondere a tutte le tue domande, dalle più basilari alle più tecniche. Affronteremo ogni aspetto, dalla scelta dell’attrezzatura alla gestione della moto, fino all’analisi dei costi e al comportamento da tenere tra i cordoli.

Perché il casco in fibra è obbligatorio in certi autodromi ?

Partiamo dalla testa, letteralmente. Potresti pensare che il tuo fidato casco da strada sia più che sufficiente, ma molti organizzatori e circuiti di alto livello, come il Mugello, impongono requisiti specifici. La richiesta di un casco con calotta in fibra (vetro, carbonio, aramidica) non è un vezzo snobistico, ma una precisa scelta legata alla sicurezza e alla performance in un ambiente estremo come la pista. La differenza fondamentale risiede nel modo in cui i materiali gestiscono l’energia di un impatto: un casco in policarbonato (plastica) la assorbe deformandosi, mentre un casco in fibra la dissipa distribuendola su tutta la superficie della calotta, proteggendo meglio il cervello da urti violenti e multipli.

Ma c’è un secondo fattore, spesso sottovalutato dal principiante: il peso. Una giornata in pista è fisicamente e mentalmente estenuante. Le continue accelerazioni e decelerazioni, unite alla necessità di mantenere la massima concentrazione, mettono a dura prova i muscoli del collo. Un casco in fibra di carbonio può pesare anche 300 grammi in meno di un equivalente in policarbonato. Sembra poco, ma alla fine di cinque turni da venti minuti, questa differenza si traduce in un drastico calo dell’affaticamento cervicale, permettendoti di rimanere lucido e reattivo fino all’ultimo giro.

L’investimento è certamente superiore, ma va visto in prospettiva della durata e della sicurezza. Un buon casco in fibra non solo offre una protezione superiore, ma ha anche una vita utile più lunga. Qui sotto, un confronto diretto per chiarire le idee.

Confronto materiali costruttivi caschi per uso pista
Caratteristica Casco Fibra Casco Policarbonato
Peso medio 1250-1350g 1450-1600g
Resistenza impatto Superiore Buona
Fatica cervicale (giornata intera) Minima Moderata-Alta
Durata media 5-7 anni 3-5 anni
Costo medio 600-1200€ 250-500€
Omologazione FIM disponibile Raramente

In definitiva, scegliere un casco in fibra non è solo una questione di rispettare un regolamento, ma un investimento diretto sulla tua sicurezza e sulla qualità della tua esperienza in pista. Meno fatica significa più concentrazione, e più concentrazione significa più divertimento e meno rischi.

Come nastrare fari e specchietti in 10 minuti senza rovinare le carene ?

Una volta arrivato nel paddock, vedrai un rituale comune: piloti e meccanici che, con gesti precisi, “bendano” le loro moto. Nastrare fari, frecce e specchietti (se non li hai rimossi) è un’operazione obbligatoria per due motivi di sicurezza cruciali: primo, in caso di caduta, si evita che frammenti di plastica o vetro si disperdano per la pista, diventando un pericolo per gli altri; secondo, si eliminano riflessi che potrebbero distrarre o abbagliare chi ti segue. Farlo bene è semplice e veloce, ma farlo male può significare rovinare le preziose carene della tua moto.

Il segreto sta nella scelta del materiale: dimentica il nastro americano grigio o quello da pacchi. Il tuo migliore amico è il nastro da carrozziere in carta blu, come quello prodotto da 3M. È progettato per aderire saldamente ma per essere rimosso senza lasciare residui di colla, anche dopo essere stato esposto al calore del motore e al sole. La procedura è un gioco da ragazzi: pulisci bene la superficie con un panno e un po’ di alcol per sgrassare, poi applica il nastro partendo dal centro e stendendolo verso l’esterno per evitare bolle d’aria. Una “X” grande sul faro è spesso sufficiente, mentre per gli specchietti è meglio una copertura completa.

Applicazione del nastro da carrozziere sui fari della moto

Come conferma un motociclista alla sua prima esperienza al Mugello, questo dettaglio può fare la differenza. Nel suo racconto, evidenzia come la preparazione della moto sia stata fondamentale per la serenità della giornata. In un resoconto dettagliato della sua prima volta, spiega come, dopo il primo turno, abbia notato i pericolosi riflessi del sole sui fari non nastrati di altri piloti, che creavano distrazioni proprio nei punti di staccata. Se possibile, la rimozione completa degli specchietti e del portatarga è la soluzione migliore e, su molte moto sportive moderne, richiede solo di svitare poche viti.

Studio di caso: L’importanza della preparazione secondo un neofita

Un motociclista alla sua prima esperienza al Mugello racconta: “Ho scoperto la facilità con cui portatarga e fanaleria si possono togliere (4 viti e un connettore), il che sottolinea la sportività delle Ducati vecchio stampo”. L’importanza di nastrare correttamente è emersa quando, dopo il primo turno, ha notato come i riflessi del sole sui fari non nastrati di altri piloti creavano pericolose distrazioni in curva, confermando che questo piccolo gesto non è solo una regola, ma un atto di rispetto verso gli altri.

Questa semplice operazione di dieci minuti non solo ti garantisce l’accesso alla pista, ma è anche il primo passo per entrare nella mentalità giusta: quella della cura, della preparazione e della sicurezza condivisa, che sono le vere fondamenta del divertimento tra i cordoli.

Misano o Vallelunga: quale circuito è più sicuro per un principiante ?

La scelta del circuito per il tuo debutto è più importante di quanto pensi. Ogni pista ha un’anima, un ritmo e, soprattutto, un livello di “perdono” diverso. Per un principiante, la sicurezza non è data solo dalla larghezza della pista, ma da un insieme di fattori: ampiezza delle vie di fuga, visibilità in curva e complessità tecnica. Misano e Vallelunga, due templi della velocità italiani, offrono esperienze diverse per chi inizia.

Misano Adriatico è spesso considerato più “beginner-friendly”. Le sue vie di fuga, quasi interamente asfaltate sulle curve principali (come la Quercia o il Tramonto), sono un enorme vantaggio psicologico. Sbagliare una frenata non significa necessariamente finire nella ghiaia, ma avere spazio per correggere, rallentare e rientrare in pista. La visibilità è generalmente ottima, con poche curve “cieche”, permettendo al neofita di anticipare meglio la traiettoria. D’altro canto, Vallelunga presenta un mix di vie di fuga in asfalto e ghiaia e un paio di curve, come i “Cimini”, che richiedono più esperienza per essere interpretate correttamente.

Tuttavia, ridurre la sicurezza a una mera questione di layout è un errore. Come sottolineano molti esperti, la vera discriminante è un’altra. In una discussione tra veterani della pista, è emerso un concetto fondamentale:

Il circuito più sicuro è quello dove si gira con l’organizzatore giusto. Una pista tecnicamente ‘facile’ può diventare pericolosa se l’organizzazione mescola piloti di livelli troppo diversi.

– Forum esperti DaiDeGas, Discussione sui circuiti italiani

Questo è il punto cruciale. Un buon organizzatore suddivide i partecipanti in gruppi omogenei (amatori, esperti, piloti) e impone regole di comportamento ferree, come il divieto di sorpasso in frenata per i gruppi dei principianti. Prima di prenotare, informati sulla serietà dell’organizzatore, leggi recensioni e assicurati che preveda un briefing sulla sicurezza e un controllo tecnico dei mezzi. Un organizzatore scrupoloso è la tua migliore assicurazione.

Matrice di sicurezza Misano vs Vallelunga per principianti
Criterio Sicurezza Misano Vallelunga
Vie di fuga Asfalto su tutte le curve principali Mix asfalto/ghiaia
Velocità media 165 km/h 155 km/h
Lunghezza pista 4.226 m 4.085 m
Numero curve 16 18
Visibilità curve Ottima (poche curve cieche) Buona (2 curve cieche)
Stress fisico Medio Medio-Alto
Costo giornata 140-350€ 120-300€

In sintesi, mentre Misano offre sulla carta un ambiente più controllato grazie alle sue vie di fuga, la vera sicurezza per la tua prima volta dipenderà dalla qualità dell’evento a cui parteciperai. Cerca un contesto che ti protegga, prima ancora che una pista che ti perdoni.

L’errore di voler seguire i più veloci che finisce nella ghiaia

Ecco l’errore numero uno, il più comune e il più pericoloso per ogni debuttante: l’ansia da prestazione. Entri in pista, ti senti goffo e lento. Dopo pochi secondi, un pilota ti svernicia all’interno della San Donato, piegando il doppio di te. Il tuo istinto, alimentato dall’ego, urla: “Devo andare più forte! Posso seguirlo!”. Questo è il momento esatto in cui inizi a guidare al di sopra delle tue reali capacità. Smetti di usare i tuoi punti di riferimento per la frenata e inizi a copiare quelli di uno sconosciuto, su una moto che non conosci e con un livello di esperienza che non hai. Il risultato, nove volte su dieci, è un “lungo” nella via di fuga o, peggio, una scivolata.

La pista non è una gara, soprattutto per chi inizia. È un laboratorio per imparare. Gli istruttori dei corsi di guida sono unanimi su questo punto, come evidenziato in un’analisi sui cinque errori più comuni in pista: l’ansia e la fretta sono le peggiori nemiche del divertimento. Il divario di performance è un dato di fatto: un pilota esperto con una R6 preparata può girare al Mugello in 1’59”, mentre un amatore con un 1000 stradale alla sua prima esperienza difficilmente scenderà sotto i 2’15”-2’20”, anche con molta più potenza a disposizione. È un abisso di 15-20 secondi al giro, impossibile da colmare con la sola audacia.

La soluzione è un cambio di mentalità. Il tuo unico avversario sei tu stesso di un’ora prima. L’obiettivo non è il cronometro, ma la costanza, la pulizia della traiettoria e la costruzione progressiva della fiducia. Crea una routine mentale prima di ogni turno: definisci uno o due obiettivi tecnici specifici (es. “frenare sempre in quel punto alla Casanova-Savelli” o “provare a usare di più il corpo in uscita dalla Bucine”). Ignora gli altri, concentrati sul tuo ritmo personale, rimanendo sempre a un 70-80% del tuo potenziale. La velocità arriverà come conseguenza naturale della tecnica, non della forza bruta.

La tua routine mentale pre-turno per un debutto sereno

  1. Definisci 2-3 obiettivi tecnici: Scegli un paio di curve o un aspetto della guida (es. frenata, posizione in sella) su cui concentrarti.
  2. Ignora il cronometro: Per i primi 3-4 turni, non guardare i tempi. Concentrati sulle sensazioni.
  3. Usa i tuoi riferimenti: Scegli un cartello, un segno sull’asfalto, un albero come TUO punto di frenata. Non copiare gli altri.
  4. Mantieni un margine: Guida sempre a un 80% del tuo limite percepito. Questo ti dà lo spazio mentale per imparare e quello fisico per correggere un errore.
  5. Chiedi aiuto: Se c’è un istruttore, chiedigli di farti da “lepre” per un paio di giri a un ritmo adatto a te. È il modo più rapido per imparare le traiettorie in sicurezza.

Accettare di essere il più lento in pista è un atto di intelligenza e umiltà. È la condizione necessaria per poter imparare davvero, divertirsi in sicurezza e, paradossalmente, diventare più veloce nel lungo periodo.

Quando abbassare la pressione degli pneumatici stradali per la pista

Passiamo a un aspetto tecnico fondamentale che fa una differenza enorme nel comportamento della moto: la pressione degli pneumatici. Le pressioni che usi tutti i giorni su strada (tipicamente 2.5 bar all’anteriore e 2.9 al posteriore) sono assolutamente inadeguate e pericolose per l’uso in pista. Il motivo è semplice: in circuito, le gomme lavorano a temperature molto più elevate a causa delle continue e intense accelerazioni, frenate e pieghe. L’aria all’interno si espande, facendo aumentare la pressione. Una gomma troppo gonfia riduce la sua “impronta a terra”, offrendo meno grip, e si usura in modo anomalo e rapido al centro del battistrada.

Per questo, la prima operazione da fare al mattino, a gomme fredde, è sgonfiarle. Ma di quanto? La pressione corretta dipende dal tipo di pneumatico e dalle condizioni atmosferiche, ma esiste una regola generale. L’obiettivo è raggiungere una determinata pressione “a caldo”, ovvero dopo 2-3 giri di pista. Poiché si stima un aumento di circa +0,3 / +0,4 bar di pressione tra la gomma fredda e quella a temperatura d’esercizio, la pressione a freddo va impostata di conseguenza. Ad esempio, se il tuo target a caldo per una gomma sportiva è 2.3 bar, dovrai impostarla a freddo intorno ai 2.0 bar.

È essenziale usare un manometro digitale di precisione, non quello impreciso e spesso starato delle stazioni di servizio. Dopo il primo turno, rientra ai box e misura subito la pressione a caldo. Se è troppo alta, sgonfia leggermente; se è troppo bassa (raro), gonfia un po’. Annotati i valori: saranno la tua base di partenza per le prossime uscite.

Pressioni indicative (a freddo) per pneumatici stradali in pista
Tipo Pneumatico Pressione a freddo ANT Pressione a freddo POST Target a caldo ANT Target a caldo POST
Sport-Touring 2.1 bar 2.0 bar 2.5 bar 2.3 bar
Sportivo stradale (es. Rosso Corsa) 2.0 bar 1.9 bar 2.3 bar 2.2 bar
Hypersport (es. Supercorsa SP) 1.9 bar 1.8 bar 2.2 bar 2.0 bar

Infine, un avvertimento vitale: prima di rimetterti in strada per tornare a casa, è obbligatorio ripristinare le pressioni stradali. Guidare su strada con le pressioni da pista non solo causa un’usura rapidissima e irregolare delle gomme, ma è estremamente pericoloso, con un alto rischio di stallonamento del pneumatico dal cerchio in caso di buche o imperfezioni dell’asfalto.

Derivate di serie o prototipi: quale campionato è più vicino alla tua moto ?

Mentre sei nel paddock, il tuo sguardo cadrà inevitabilmente sui team che preparano moto da corsa vere. È facile sognare, guardando la tua sportiva stradale, e pensare che non sia poi così diversa da una Superbike. Questa sensazione di vicinanza è esattamente ciò che rende il campionato delle “derivate di serie” (Superbike, Supersport) così affascinante per un appassionato: le moto in gara, almeno in apparenza, derivano direttamente da quelle che puoi comprare in concessionaria. A differenza dei prototipi della MotoGP, che sono esemplari unici e fantascientifici, una Ducati Panigale V4R del mondiale SBK condivide il DNA con la tua.

Tuttavia, è importante essere realisti. Quella “vicinanza” è più emotiva che tecnica. Come sottolinea l’istruttore di guida sportiva Alessandro Torcolacci, “La Panigale V4R che vince al Mugello è la cugina super-dotata della moto che puoi guidare tu”. L’esperienza in pista ti fa sentire parte di quel mondo, ma come chiarisce in una sua lezione, ” l’elettronica di una Superbike costa quanto la tua moto intera“. Una moto del mondiale SBK ha un valore che supera i 100.000€ solo di componenti racing, condividendo con il modello stradale forse il 30% dei pezzi.

Confronto visivo tra una Superbike da corsa e una moto stradale nel paddock

Eppure, girare in pista con la tua moto ha un valore immenso proprio per questo. Ti permette di sperimentare in prima persona tecnologie che sono nate nelle corse e che ora sono alla portata di tutti. L’ABS Cornering, il controllo di trazione, il quickshifter: questi sistemi, che un tempo erano esclusiva dei prototipi, oggi sono di serie sulla tua moto e in pista puoi finalmente capirne il reale funzionamento e il prezioso contributo alla sicurezza quando si spinge al limite. L’Autodromo del Mugello, che ospita sia il mondiale Superbike che le giornate per amatori, diventa così un ponte tra due mondi.

La tua sportiva stradale non è una Superbike, ma è la sua parente più prossima. Girare in pista ti permette di apprezzare la bontà del progetto di base della tua moto e, allo stesso tempo, di capire l’abisso di sviluppo, tecnologia e talento che la separa da una moto da competizione. Non è un ridimensionamento, ma un’acquisizione di consapevolezza che aumenta il valore di entrambe le esperienze.

Invece di sognare una moto che non hai, la pista ti insegna a sfruttare al 100% la tecnologia e il potenziale della moto che possiedi, scoprendo limiti e capacità che su strada sono semplicemente irraggiungibili e inimmaginabili.

Punti chiave da ricordare

  • Il costo reale di una giornata in pista va ben oltre l’iscrizione e richiede un’attenta pianificazione del budget.
  • La disciplina mentale e l’umiltà di non voler strafare sono più importanti della velocità per garantire sicurezza e divertimento.
  • Una preparazione tecnica semplice ma metodica (casco, nastri, pressioni) è la base per costruire la fiducia necessaria a guidare sereni.

Perché una giornata in circuito costa il triplo di un weekend sulle Alpi ?

Questa è la domanda da un milione di euro, e la risposta spesso scoraggia molti aspiranti pistaioli. Analizziamo i fatti. Un weekend in moto sui passi alpini potrebbe costarti, tra benzina, vitto e alloggio, circa 350-400€. Una singola giornata in un circuito come il Mugello può facilmente superare i 700€. Perché questa differenza abissale? La risposta sta in una serie di costi “invisibili” che vanno ben oltre la sola quota di iscrizione.

Il primo e più evidente è il costo di accesso alla struttura, che può variare dai 150€ di una giornata infrasettimanale in un circuito minore ai 350€ (e oltre) per un weekend al Mugello. Ma è solo la punta dell’iceberg. Il consumo di benzina in pista è 3-4 volte superiore a quello stradale: un pieno se ne va in un paio di turni. L’usura degli pneumatici è l’altra grande voce di spesa: una giornata a buon ritmo può “mangiare” il 20-30% di un set di gomme sportive, un costo che possiamo quantificare in almeno 150€. A questo si aggiunge spesso il noleggio di un furgone per trasportare la moto, per evitare di viaggiare su strada con una moto non in regola (senza specchietti e portatarga) e con le gomme a pressioni errate.

Mettendo tutto insieme, il conto sale rapidamente. Una recente analisi ha calcolato il costo per ogni minuto di guida effettiva: si parla di circa 7,29€ al minuto in pista, contro i 0,50€ al minuto di un giro su strada. La differenza è scioccante, ma giustificata dalla sicurezza, dalla manutenzione e dai servizi che un autodromo offre. Ecco un confronto diretto per avere un quadro chiaro.

Confronto costi reali: Giornata Mugello vs Weekend Alpino
Voce di spesa Giornata Mugello Weekend Alpi
Iscrizione/Accesso 319€ (5 turni) 0€
Benzina 80-100€ (consumo x4) 50-60€
Usura pneumatici 150€ (20% vita gomme) 30€
Trasporto (furgone) 100€ 50€
Vitto 30€ 100€ (2 giorni)
Alloggio 0€ (giornata) 150€ (2 notti)
Assicurazione facoltativa 50€ 0€
TOTALE ~729€ ~380€

Sembra un salasso, ma la buona notizia è che esistono strategie intelligenti per gestire e ottimizzare questo budget, rendendo il sogno accessibile.

Piano d’azione: strategie per ottimizzare il budget della tua giornata in pista

  1. Scegli giorni infrasettimanali: Spesso costano fino al 30-40% in meno rispetto al weekend.
  2. Prenota con largo anticipo: Molti organizzatori offrono tariffe “early bird” con sconti significativi.
  3. Condividi le spese: Dividere il costo del furgone e del trasporto con uno o due amici abbatte una delle voci più pesanti.
  4. Porta il pranzo al sacco: Mangiare nei ristoranti del circuito può essere costoso. Un panino e una bottiglia d’acqua sono una soluzione economica ed efficace.
  5. Valuta la mezza giornata: Per la prima volta, una mezza giornata (spesso disponibile al pomeriggio) può essere sufficiente per capire l’ambiente e costa meno della metà.

Considerare la giornata in pista non come una semplice “uscita in moto”, ma come un evento speciale da pianificare con cura, è il modo giusto per godersela appieno senza svuotare il conto in banca.

Come gestire la frenata d’emergenza sul bagnato senza ABS cornering ?

Abbiamo parlato di sogni, preparazione e costi. Ora affrontiamo un incubo: la pioggia. Ti sei preparato per mesi, hai speso una cifra importante e, il giorno della tua prima volta in pista, diluvia. La tentazione di rinunciare è forte, ma con le giuste precauzioni, girare sul bagnato può diventare un’esperienza formativa incredibile. L’asfalto bagnato azzera le differenze di potenza e premia la sensibilità del pilota. Tuttavia, richiede un approccio alla guida completamente diverso, soprattutto in frenata, dove l’assenza di un ABS Cornering evoluto si fa sentire.

La regola numero uno sul bagnato è: mai frenare con la moto inclinata. Mentre sull’asciutto puoi portare un po’ di freno fin dentro la curva (trail braking), sul bagnato questo significa quasi certamente perdere l’anteriore. La sequenza deve essere ferrea: raddrizza completamente la moto, frena in modo dolce e progressivo sulla linea retta, rilascia completamente i freni e solo allora inserisci la moto in curva. Ogni input — freno, gas, sterzo — deve essere applicato con metà dell’intensità che useresti sull’asciutto.

Un altro aspetto cruciale è la gestione del freno motore e l’uso del freno posteriore. Sul bagnato, il freno posteriore diventa un tuo grande alleato: usalo di più per stabilizzare la moto in staccata e per ridurre il carico sull’anteriore, che è la ruota più critica in condizioni di scarsa aderenza. I dati dei corsi di guida avanzata, come quelli della Rosso Corsa Racing School, indicano che sul bagnato la velocità media si riduce di 15-20 km/h e i tempi sul giro aumentano di 10-15 secondi. Questo ti dà la misura di quanto devi rallentare il tuo ritmo.

Infine, cerca la traiettoria alternativa. La linea ideale gommata sull’asciutto diventa viscida e scivolosa con l’acqua. Spesso, la “linea da bagnato”, quella con più grip, si trova un metro più all’esterno o all’interno, dove l’asfalto è più ruvido e meno battuto.

  1. Riduci del 50% l’intensità di ogni input (freno, gas, sterzo).
  2. Raddrizza sempre la moto prima di applicare i freni con decisione.
  3. Aumenta l’uso del freno posteriore per bilanciare la frenata.
  4. Cerca la “linea asciutta” ai lati della traiettoria ideale gommata.
  5. Se non ti senti sicuro, rientra ai box. Meglio perdere un turno che la moto.

Sapere come comportarsi in condizioni avverse è il marchio di un pilota consapevole. Anche se speri di non doverlo mai fare, ripassa le tecniche di gestione del rischio sul bagnato.

Pianificare la tua prima giornata in pista significa prepararsi al meglio, ma anche essere pronti al peggio. Conoscere queste regole di base non solo ti salverà da una caduta, ma trasformerà una potenziale delusione in una lezione di guida di valore inestimabile. Ora sei pronto a trasformare il sogno in un progetto: inizia a pianificare il budget, scegli un buon organizzatore e preparati a vivere un’emozione che non dimenticherai.