Pubblicato il Maggio 17, 2024

Contrariamente a quanto si crede, il peggior nemico delle mani d’estate non è il caldo, ma un guanto non certificato che, in caso di caduta, può fondersi sulla pelle causando danni permanenti.

  • La certificazione EN 13594:2015 definisce la resistenza minima all’abrasione e all’impatto; non è un optional, ma un presidio medico-legale.
  • Materiali come la pelle di canguro offrono un feedback tattile superiore, aumentando la sicurezza attiva attraverso un controllo più preciso dei comandi.

Raccomandazione: Tratta la scelta del guanto estivo non come un compromesso tra comfort e sicurezza, ma come la più importante assicurazione sulla futura funzionalità delle tue mani.

Nel mio lavoro di chirurgo della mano, vedo cosa resta dopo una banale scivolata in città d’estate. Vedo pelle abrasa, tendini esposti e frammenti di asfalto incastonati dove prima c’era la capacità di stringere, scrivere, afferrare. La tentazione di guidare a mani nude con il caldo è forte, ma le conseguenze di questa scelta sono spesso irreversibili. Molti pensano che un guanto qualsiasi sia meglio di niente, ma questa è una mezza verità pericolosa. Un guanto non adatto non solo non protegge, ma può peggiorare la situazione.

L’approccio comune è cercare il guanto più “fresco”, quello con più fori, spesso a discapito della struttura. Si parla di comfort, di ventilazione, di praticità. Ma raramente si discute della scelta del guanto estivo come una decisione clinica. Non si tratta di scegliere un accessorio, ma di applicare un presidio che preservi l’integrità biomeccanica della mano. Questa non è solo un’estremità del corpo, ma un complesso strumento di precisione che definisce la nostra autonomia quotidiana. La vera domanda non è “suderò?”, ma “la mia mano sarà ancora funzionante dopo un impatto a 50 km/h?”.

Questo articolo non è l’ennesima lista di prodotti. È un’analisi, dal punto di vista di chi ripara i danni, dei criteri fondamentali per scegliere un guanto estivo che sia una vera protezione, senza trasformare ogni semaforo in una sauna. Esploreremo le certificazioni, i materiali, le tecnologie di gestione del sudore e gli errori fatali da evitare. L’obiettivo è trasformare la scelta del guanto da un fastidioso obbligo a un gesto di consapevolezza e autotutela.

Per navigare attraverso questi aspetti cruciali, abbiamo strutturato la guida in sezioni chiare. Ogni sezione affronta un tema specifico, fornendo le conoscenze necessarie per una scelta informata e sicura.

Livello 1 o 2:Come conciliare moto e famiglia senza conflitti nel weekend ?

Anche se il titolo può sembrare fuorviante, la scelta tra una certificazione di Livello 1 e Livello 2 è la prima, fondamentale decisione per la propria incolumità. Questa scelta non è un punteggio, ma la prognosi del primo secondo d’impatto. La normativa di riferimento è la EN 13594:2015. Un guanto certificato ha superato test rigorosi di resistenza all’abrasione, al taglio e allo strappo. La dicitura “KP” (Knuckle Protection) indica che anche le protezioni per le nocche sono certificate contro gli impatti. Ignorare questa etichetta significa affidare la complessa architettura di ossa e tendini della mano al caso.

Dal punto di vista della sicurezza, il Livello 2 offre una protezione superiore, testata per resistere a tempi di abrasione più lunghi, ed è quindi consigliabile per tragitti che includono tratti a scorrimento veloce come tangenziali o autostrade. Per l’uso prettamente urbano, caratterizzato da velocità inferiori e frequenti stop-and-go, un guanto di Livello 1 KP rappresenta un eccellente compromesso. Offre una protezione certificata e fondamentale, garantendo al contempo una maggiore flessibilità e sensibilità, essenziali per la gestione precisa dei comandi nel traffico. È una scelta pragmatica che non sacrifica la sicurezza di base.

La realtà è che la maggior parte degli incidenti urbani avviene a basse velocità, ma l’asfalto non fa sconti. Secondo le statistiche, le mani sono tra le parti del corpo più colpite. Il rapporto ACI-Istat più recente evidenzia un aumento drammatico delle vittime tra i due ruote, con 830 vittime motocicliste nel 2024, un +13,1% rispetto all’anno precedente. Questi numeri non sono astratti; rappresentano persone le cui vite, e quelle delle loro famiglie, sono state stravolte. Indossare un guanto certificato è il primo passo per non diventare una statistica.

Pelle di canguro o capra: quale offre il miglior feeling sull’acceleratore ?

Una volta stabilita la necessità di una certificazione, il materiale diventa il fattore chiave per coniugare protezione e sensibilità. La capacità di “sentire” la moto attraverso i comandi non è un lusso, ma un elemento di sicurezza attiva. Un feedback tattile preciso permette di dosare acceleratore e freno con micro-regolazioni istintive, cruciali per evitare una situazione di pericolo. In questo, la pelle naturale rimane insuperata. In particolare, la pelle di capra e quella di canguro offrono un equilibrio eccezionale tra resistenza e sottigliezza.

La pelle di capra è ampiamente utilizzata per i palmi dei guanti estivi di alta gamma. È estremamente morbida e flessibile fin dal primo utilizzo, garantendo un comfort immediato e un’eccellente sensibilità. La sua struttura fibrosa le conferisce una notevole resistenza all’abrasione pur mantenendo uno spessore ridotto. La pelle di canguro, d’altra parte, rappresenta il vertice della performance. A parità di spessore, offre una resistenza alla trazione e all’abrasione superiore a qualsiasi altra pelle. Questo permette di realizzare palmi ancora più sottili, per un feeling quasi diretto sui comandi, senza compromettere la sicurezza. È la scelta prediletta nel mondo delle corse, ma i suoi benefici sono tangibili anche nella guida urbana.

La micro-foratura di questi materiali è essenziale per la gestione del calore. Permette al sudore di evaporare, mantenendo la mano asciutta e la presa salda. Un guanto come l’Alpinestars SMX 2 Air Carbon V2, ad esempio, combina un palmo in pelle di capra per la sensibilità con un dorso in mesh per massimizzare la ventilazione, offrendo un eccellente compromesso per l’uso estivo.

Dettaglio microscopico della struttura della pelle di canguro su guanto moto

Come si può osservare, la struttura fine e densa delle fibre della pelle di alta qualità è ciò che ne determina le prestazioni. La scelta tra capra e canguro dipende dal livello di feeling desiderato, ma entrambe rappresentano una soluzione infinitamente superiore ai materiali sintetici non specifici per l’uso motociclistico in termini di sicurezza e controllo.

Gore-Tex laminato o sovra-guanto: cosa tiene le mani asciutte per 4 ore ?

Il comfort di un guanto estivo non si misura solo dalla quantità di aria che entra, ma soprattutto dalla sua capacità di gestire l’umidità che si crea all’interno. Una mano sudata non è solo fastidiosa: è pericolosa. La pelle macerata dal sudore è più fragile e soggetta a lesioni in caso di abrasione, e la presa sui comandi diventa insicura. Come sottolinea un’analisi di AssettoMoto, “un guanto estivo non adatto crea un ‘effetto serra’ interno, bagnando la mano di sudore”, compromettendo sia il comfort che la sicurezza.

Un guanto estivo non adatto crea un ‘effetto serra’ interno, bagnando la mano di sudore

– AssettoMoto, Guida alla scelta dei guanti da moto 2021

Per combattere questo fenomeno, esistono diverse tecnologie. Il semplice mesh traforato offre la massima ventilazione, ideale per brevi tragitti urbani nel caldo torrido, ma la sua capacità di gestire il sudore è limitata nel tempo. Fodere interne in materiali tecnici come il Coolmax migliorano la situazione, allontanando attivamente l’umidità dalla pelle e mantenendo una sensazione di asciutto più a lungo. La pelle perforata offre un buon compromesso tra ventilazione e protezione, ma può saturarsi di sudore durante le giornate più intense.

Per chi affronta viaggi più lunghi o condizioni variabili, dove un acquazzone estivo è sempre possibile, il Gore-Tex laminato rappresenta la soluzione più avanzata. A differenza delle membrane interne tradizionali, la tecnologia laminata lega la membrana impermeabile e traspirante direttamente allo strato esterno del guanto. Questo impedisce al guanto di impregnarsi d’acqua, mantenendolo leggero e garantendo una traspirabilità eccezionale del sudore dall’interno verso l’esterno. Il risultato è una mano asciutta per ore, sia dal sudore che dalla pioggia. L’alternativa più economica, il sovra-guanto impermeabile, è funzionale contro la pioggia ma azzera la traspirabilità, accentuando l’effetto serra in assenza di precipitazioni.

La scelta della tecnologia dipende quindi strettamente dall’uso. Per una gestione ottimale dell’umidità, è utile confrontare le diverse opzioni, come illustrato in questa tabella basata su un’analisi di dati forniti da produttori come Spidi.

Confronto tecnologie di gestione umidità nei guanti estivi
Tecnologia Ventilazione Gestione sudore Durata comfort
Gore-Tex laminato Media Eccellente 4+ ore
Coolmax fodera Alta Molto buona 3-4 ore
Mesh traforato Massima Buona 2-3 ore
Pelle perforata Media-Alta Media 2 ore

L’errore di usare guanti da lavoro o da sci che si sciolgono sull’asfalto

Dal mio punto di vista professionale, l’errore più grave che un motociclista possa commettere non è guidare a mani nude, ma indossare guanti inadatti, come quelli da lavoro, da giardinaggio o da sci. Se guidare senza protezioni è una scommessa persa in partenza, usare il guanto sbagliato significa aggiungere un danno al danno. Questi guanti non sono progettati per resistere all’abrasione violenta e all’attrito con l’asfalto. Le loro cuciture cedono all’impatto iniziale, lasciando la mano esposta esattamente come se fosse nuda.

Ma il pericolo peggiore è un altro: il trauma da fusione. La maggior parte di questi guanti è realizzata in materiali sintetici come nylon o poliestere, scelti per la loro economicità e resistenza all’usura, non per la loro resistenza termica. L’attrito generato da una scivolata sull’asfalto, anche a 30 km/h, produce un calore istantaneo e intenso. Questi materiali non resistono: si fondono. Il nylon e il poliestere fondono a temperature tra i 250-260°C, temperature facilmente raggiungibili in pochi istanti di scivolamento. Per dare un’idea, la normativa EN 407:2020 per i guanti di protezione termica testa materiali fino a 500°C per la massima protezione.

Quando il materiale sintetico si fonde, diventa una massa plastica e appiccicosa che si salda alla pelle e, peggio ancora, penetra nella ferita. Immaginate di dover rimuovere chirurgicamente filamenti di plastica fusa da tendini, nervi e vasi sanguigni. È un incubo che complica enormemente il trattamento, aumenta il rischio di infezioni e compromette drasticamente le possibilità di un recupero funzionale completo. Un guanto da moto certificato, invece, è realizzato con pelli trattate o tessuti tecnici progettati per scivolare e resistere all’abrasione, dissipando il calore senza fondersi. La differenza non è nella protezione, ma tra una ferita “pulita” (per quanto grave) e una contaminata da polimeri fusi.

Quando i guanti “touch” smettono di funzionare e come risolvere

Nell’era digitale, la funzionalità touchscreen è diventata una caratteristica quasi standard anche nei guanti da moto. Poter gestire il navigatore o rispondere a una chiamata senza sfilare i guanti è una comodità innegabile che contribuisce anche alla sicurezza, riducendo le soste e le distrazioni. Tuttavia, molti motociclisti sperimentano la frustrazione di una funzione “touch” che smette di funzionare dopo qualche tempo. Questo problema non è solo un fastidio, ma può diventare una fonte di stress e di manovre pericolose se si tenta di interagire con il dispositivo in marcia.

La causa più comune è l’accumulo di sporco e grasso sulla punta conduttiva del guanto. Il sebo della pelle, la polvere e l’inquinamento creano una patina isolante che interrompe il contatto elettrico con lo schermo. Un’altra causa può essere l’usura del materiale conduttivo stesso o un’errata pulizia del guanto con detergenti aggressivi. Prima di pensare di sostituire i guanti, esistono diverse soluzioni pratiche per tentare di ripristinare la funzionalità.

La soluzione più semplice è una pulizia mirata. Utilizzando un panno morbido imbevuto di una piccola quantità di alcool isopropilico al 70%, si può delicatamente pulire il polpastrello del guanto. Questo solvente è efficace nel rimuovere i residui oleosi senza danneggiare i materiali. Se la pulizia non dovesse bastare, esistono in commercio liquidi o adesivi conduttivi specifici per tessuti, che possono “ricaricare” la punta del guanto. Per una riparazione più duratura, gli amanti del fai-da-te possono cucire un piccolo pezzo di filo conduttivo sulla punta del dito, un’operazione semplice che ripristina pienamente la funzionalità.

Dettaglio del polpastrello conduttivo di un guanto moto con funzione touchscreen

Queste soluzioni permettono di prolungare la vita utile del guanto e di mantenere un’interazione sicura con i dispositivi elettronici. Mantenere efficiente questa funzione significa eliminare una potenziale e pericolosa distrazione dalla guida.

Perché a 2000 metri serve l’antipioggia anche con il sole a valle ?

Il motociclista urbano spesso pensa al proprio equipaggiamento solo in funzione del tragitto casa-lavoro. Tuttavia, un buon guanto estivo deve dimostrare la sua validità anche durante le uscite del weekend, magari su percorsi montani. È uno scenario classico: si parte dalla pianura con 30°C e il sole, e man mano che si sale di quota la temperatura scende drasticamente e un improvviso acquazzone estivo trasforma la strada in un torrente. In queste condizioni, un guanto puramente traforato diventa un nemico.

Le mani bagnate e infreddolite perdono sensibilità e mobilità. Le dita si irrigidiscono, rendendo difficile e imprecisa l’azione su freno, frizione e acceleratore. Il freddo agisce come un anestetico locale, riducendo il feedback tattile e aumentando i tempi di reazione. Un guanto estivo versatile, quindi, non deve solo ventilare, ma anche offrire un minimo di protezione contro un calo di temperatura e un’umidità imprevista. Non significa dover indossare un guanto invernale, ma scegliere un modello che integri tecnologie di gestione del microclima.

Guanti come gli Spidi Flash CE, certificati Livello 1, sono un esempio di questo equilibrio. Sono leggeri e ventilati per l’uso cittadino, ma la loro struttura offre una barriera più efficace contro il vento e una pioggia leggera rispetto a un semplice guanto in mesh. Come afferma la normativa sulla protezione termica, i materiali devono garantire che le variazioni di temperatura siano trasmesse in modo graduale. Un buon guanto estivo applica lo stesso principio: protegge la mano da shock termici improvvisi, preservandone la piena funzionalità. Avere un equipaggiamento che si adatta a condizioni mutevoli è una forma di sicurezza proattiva, che permette di rimanere concentrati sulla guida e non sulle mani gelate.

Come montare il coprigambe senza rovinare le plastiche dello scudo ?

Interpretando questo titolo nel nostro contesto, “montare” un guanto senza “rovinare” la mano significa scegliere la taglia perfetta. Un guanto della taglia sbagliata non è solo scomodo, è un grave rischio per la sicurezza, un concetto che vale tanto quanto la scelta della certificazione. Un guanto troppo grande può sfilarsi durante una caduta, vanificando completamente la sua funzione protettiva. Può anche creare pieghe sul palmo che interferiscono con i comandi. Al contrario, un guanto troppo stretto è altrettanto pericoloso: limita il movimento delle dita, affatica la mano e, in caso di impatto, non permette alle protezioni di assorbire l’energia correttamente, trasferendola direttamente sulle ossa.

Secondo uno studio fondamentale sulla sicurezza in moto (MAIDS), è stato dimostrato che il 95% delle ferite alle mani si previene con guanti certificati della taglia corretta. Questo dato sottolinea come la calzata sia parte integrante del sistema di protezione. Il guanto deve essere una seconda pelle, non un involucro rigido. Deve consentire di chiudere il pugno senza sforzo, di raggiungere e modulare le leve con naturalezza e non deve creare punti di pressione dolorosi dopo pochi minuti di guida.

Per assicurarsi di scegliere la taglia giusta, non basta affidarsi alle tabelle dei produttori, ma è necessario un test pratico. Indossando il guanto, bisogna verificare alcuni punti chiave. Questa procedura è un vero e proprio audit di calzata che chiunque può eseguire prima dell’acquisto.

Vostro piano d’azione: la verifica della taglia perfetta

  1. Misurare la circonferenza della mano all’altezza delle nocche con un metro da sarta e confrontarla con la guida taglie del produttore come punto di partenza.
  2. Verificare, una volta indossato, che il polsino del guanto superi l’articolazione del polso di almeno 15mm (requisito per il Livello 1).
  3. Testare la chiusura del pugno: non si deve avvertire una resistenza eccessiva del materiale e le dita non devono sentirsi compresse.
  4. Impugnare un manubrio (o un oggetto simile) e simulare l’azionamento delle leve: non ci devono essere punti di pressione fastidiosi e la presa deve essere salda.
  5. Controllare la presenza di soffietti elasticizzati su dita e dorso, che indicano una progettazione attenta al comfort e alla libertà di movimento.

Punti chiave da ricordare

  • La certificazione EN 13594:2015 non è un’opzione: è il requisito minimo per garantire che un guanto possa resistere all’abrasione dell’asfalto.
  • I materiali non adatti, come il nylon dei guanti da lavoro, non solo non proteggono, ma possono fondersi nella ferita, causando danni permanenti.
  • Il comfort, la gestione del sudore e la sensibilità sui comandi sono fattori di sicurezza attiva tanto quanto le protezioni rigide.

Stivali racing o scarpe tecniche: cosa indossare per il tragitto casa-lavoro ?

Applicando la logica di questo titolo ai guanti, la domanda diventa: per il tragitto casa-lavoro, è meglio un guanto corto e ventilato o un guanto lungo che copre il polso? Non esiste una risposta unica, ma un’analisi del compromesso tra praticità, comfort e livello di protezione. La scelta dipende dalla natura del percorso e dalla propria personale propensione al rischio.

Il guanto corto, o “urban”, è la scelta più comune per l’uso cittadino estivo. Il suo vantaggio principale è la praticità: è facile e veloce da indossare e sfilare, e offre la massima ventilazione, rendendo più sopportabili le soste al semaforo sotto il sole. La maggior parte dei guanti corti estivi è certificata Livello 1 KP, offrendo quindi una protezione di base su palmo e nocche, adeguata per le basse velocità tipiche del traffico urbano.

Il guanto lungo, di derivazione più sportiva, estende la protezione a coprire l’articolazione del polso. Questa zona è estremamente vulnerabile in caso di caduta e una lesione allo scafoide (un piccolo osso del polso) può avere conseguenze lunghe e dolorose. Se il tragitto quotidiano include tratti a scorrimento veloce come tangenziali o raccordi, dove le velocità aumentano, il guanto lungo offre un livello di sicurezza indiscutibilmente superiore. Spesso associati a una certificazione di Livello 2, questi guanti garantiscono una maggiore resistenza all’abrasione e una calzata più sicura grazie alla doppia chiusura su polso e avambraccio.

Il compromesso sta nel comfort e nella ventilazione, generalmente inferiori rispetto a un guanto corto. La decisione finale è quindi una valutazione personale del rischio. Il motociclista che non esce mai dalla cerchia urbana può trovare nel guanto corto un alleato ideale. Chi invece percorre strade extra-urbane dovrebbe seriamente considerare la protezione aggiuntiva offerta da un guanto lungo, accettando un piccolo sacrificio in termini di freschezza.

Confronto guanto corto vs lungo per uso urbano estivo
Caratteristica Guanto Corto Guanto Lungo
Ventilazione Ottima Buona
Protezione polso Base Completa
Praticità urbana Eccellente Media
Protezione tangenziale Livello 1 Livello 2
Comfort stop&go Massimo Buono

La scelta tra guanto corto e lungo non è banale e impatta direttamente sul livello di protezione. Per decidere con cognizione di causa, è utile analizzare il confronto diretto tra le due tipologie in base al proprio percorso.

La scelta del guanto estivo, quindi, trascende la semplice ricerca di un sollievo dal caldo. È un atto di responsabilità verso sé stessi. Ogni dettaglio, dalla certificazione al materiale, dalla gestione del sudore alla taglia, contribuisce a un unico obiettivo: garantire che le nostre mani possano continuare a guidare, lavorare e vivere, anche dopo l’imprevisto. La prossima volta che il caldo vi tenterà di uscire a mani nude, ricordate che il vero comfort non è la brezza sulla pelle, ma la certezza di averla protetta. Valutate il vostro percorso, le vostre abitudini e scegliete il presidio di sicurezza più adatto. La vostra futura stretta di mano vi ringrazierà.

Domande frequenti sui guanti da moto estivi

Perché i guanti da lavoro non sono adatti alla moto?

I guanti da lavoro mancano di certificazione EN 13594, non resistono all’abrasione dell’asfalto e le cuciture cedono all’impatto iniziale, offrendo una protezione nulla. Inoltre, i materiali sintetici di cui sono composti possono fondersi a causa dell’attrito, causando gravi ustioni e contaminando la ferita.

A che temperatura si fondono i materiali non certificati?

Materiali comuni nei guanti non specifici, come il poliestere e il nylon, hanno un punto di fusione tra 250 e 260°C. Queste temperature vengono facilmente e istantaneamente raggiunte durante una scivolata sull’asfalto, anche a velocità moderate, portando alla fusione del tessuto sulla pelle.

Cosa significa la certificazione CE per i guanti moto?

La certificazione CE secondo la norma EN 13594:2015 è una garanzia che il guanto ha superato test specifici e standardizzati. Questi test verificano la resistenza del materiale all’abrasione, la resistenza allo strappo delle cuciture e, se presente la sigla “KP”, l’efficacia della protezione per le nocche contro gli impatti.

Scritto da Istruttore di Guida FMI Lorenzo Moretti, Istruttore federale FMI ed ex pilota professionista nel campionato CIV. Specializzato in tecniche di guida sicura su strada e corsi di pilotaggio in pista.