Pubblicato il Maggio 17, 2024

L’autunno è forse la stagione migliore per godersi i passi alpini in moto, ma solo se si conoscono le trappole che nasconde e si padroneggiano le tecniche giuste per un’esperienza memorabile e sicura.

  • La scelta del passo (es. Stelvio vs Giau) deve basarsi sul proprio stile di guida e non solo sulla fama.
  • La padronanza di tecniche specifiche come la gestione della frizione nei tornanti e l’uso corretto del freno motore è più importante della potenza della moto.
  • Una pianificazione intelligente delle tempistiche e un equipaggiamento adeguato trasformano i rischi (meteo, traffico) in opportunità di solitudine e bellezza.

Raccomandazione: La chiave non è collezionare vette in una lista, ma vivere l’esperienza in profonda connessione con la montagna, privilegiando la qualità del viaggio e la sicurezza.

L’aria si fa frizzante, le foglie danzano sull’asfalto e la luce dorata dell’autunno accende i larici di un colore quasi irreale. Per ogni mototurista, questo è il richiamo ancestrale, l’invito per l’ultimo grande valzer con le Alpi prima che il sipario bianco dell’inverno cali sui passi. Molti pensano all’estate, alle code di camper e al caldo torrido, ma la vera essenza della montagna in moto, quella più intima e potente, si svela proprio ora, tra settembre e ottobre.

Tuttavia, affrontare i giganti alpini a fine stagione non è un’impresa da prendere alla leggera. Non basta consultare una lista di “passi da fare” e partire. L’asfalto freddo, le ombre lunghe che nascondono insidie e il meteo che cambia con la rapidità di un pensiero sono variabili che trasformano un giro epico in un potenziale incubo. La domanda che ogni motociclista esperto si pone non è tanto “quale passo fare?”, ma “come sono preparato ad affrontarlo?”.

Questa non è una semplice guida, ma un dialogo tra motociclisti, i consigli che ti darebbe un amico che vive lì, che conosce il respiro della montagna. Non parleremo solo di dove andare, ma del *come* andarci. Approfondiremo le tecniche di guida che fanno la differenza tra subire un tornante e danzarci insieme, impareremo a leggere i segnali del cielo e a scegliere l’itinerario non per la sua fama, ma per l’emozione che può regalarci.

Preparati a scoprire perché un kit antipioggia è più importante di 10 cavalli in più, come la scelta del passo giusto possa cambiare la tua giornata e perché rallentare, a volte, è il modo più veloce per scoprire la vera anima dell’Italia. Esploreremo insieme ogni aspetto per rendere il tuo ultimo giro stagionale non solo indimenticabile, ma soprattutto sicuro e appagante.

Perché a 2000 metri serve l’antipioggia anche con il sole a valle ?

Partire da una valle baciata dal sole autunnale e ritrovarsi in una bufera di nevischio in cima a un passo è l’esperienza iniziatica di ogni mototurista alpino. La montagna ha le sue regole, e la prima è che il meteo è un’entità locale e capricciosa. La temperatura scende di circa 0,6-1°C ogni 100 metri di altitudine. Questo significa che se a valle ci sono 15°C, a 2.500 metri la temperatura può essere vicina allo zero. Una nuvola innocua a bassa quota può trasformarsi in pioggia gelida, nebbia fitta o persino neve in cima al passo.

Questa variabilità non è un’eccezione, ma la norma. Le masse d’aria umida, spinte contro i versanti delle montagne, si raffreddano e condensano, creando microclimi imprevedibili. L’errore più comune è fidarsi del meteo generale o guardare il cielo dalla finestra dell’albergo. Un equipaggiamento impermeabile e termico non è un optional, è la prima dotazione di sicurezza. Come documentato dai videomaker ‘The Moon Riders’, l’esperienza sullo Stelvio insegna che si può salire con il sole e scendere con la neve: in quota, il brutto tempo riporta istantaneamente il gelido inverno.

Pensare “ma tanto è solo una nuvola” è il preludio a un’esperienza pericolosa e sgradevole. Avere l’antipioggia a portata di mano (idealmente una giacca con membrana laminata, più rapida da gestire) significa poter reagire in pochi istanti, mantenendo il corpo asciutto e caldo, e la mente lucida per guidare.

Il tuo piano d’azione per il meteo in quota

  1. Controllo meteo specializzato: Consulta sempre app specifiche per la montagna come Windy o Bergfex che mostrano radar delle precipitazioni, venti in quota e microclimi locali, ignorando il meteo generico della valle.
  2. Equipaggiamento a strati e rapido: Privilegia una giacca con membrana laminata (es. Gore-Tex Pro). A differenza del completo antipioggia separato, ti permette di affrontare un acquazzone improvviso senza doverti fermare e spogliare, un vantaggio cruciale con i continui cambi climatici dei passi.
  3. Verifica dei due versanti: Un passo ha sempre un lato al sole (solatio) e uno all’ombra (bacìo). Il versante nord può presentare umidità, freddo e chiazze bagnate anche quando quello a sud è perfettamente asciutto. Pianifica una sosta in cima per valutare le condizioni prima di iniziare la discesa sull’altro lato.

Come gestire la frizione nei tornanti a destra senza spegnere il motore ?

Il tornante a destra, stretto e in salita. L’incubo di molti motociclisti. La moto si inclina, il raggio di sterzata si riduce, la velocità cala drasticamente e, proprio nel punto di massima incertezza, il motore “singhiozza” e si spegne. Il motivo non è una mancanza di potenza, ma una gestione errata della frizione e del regime del motore. A bassissima velocità, soprattutto su pendenze elevate, il motore scende sotto la sua soglia di coppia minima e non ha la forza per proseguire.

La soluzione non è entrare più veloci, ma padroneggiare la cosiddetta “zona di frizione” o “zona grigia”. Si tratta di quel punto millimetrico in cui la frizione non è né completamente tirata né completamente rilasciata, ma permette di trasferire alla ruota una coppia minima e costante, mantenendo il motore a un regime di giri sufficiente. In pratica, si “pattina” leggermente con la frizione per modulare la spinta con precisione chirurgica, diventando fluidi anche a passo d’uomo.

Questa tecnica è vitale su passi come lo Stelvio, che solo sul versante altoatesino presenta ben 48 tornanti con pendenze che arrivano al 7,7%. Affrontarli senza questa padronanza tecnica significa trasformare un’esperienza potenzialmente magnifica in una serie di faticose e rischiose ripartenze in salita. Perfezionare questo controllo trasforma la paura in puro divertimento e controllo.

  • Esercizi preparatori: Prima di partire per le Alpi, trova un parcheggio vuoto e in piano. Allenati a far avanzare la moto il più lentamente possibile usando solo la modulazione della frizione, senza toccare l’acceleratore. Cerca di trovare e memorizzare quel “punto di stacco”.
  • Postura corretta: Nei tornanti stretti, sposta il peso del corpo verso l’interno della curva. Questo bilancia la moto e previene l’irrigidimento del braccio sinistro, che renderebbe impreciso e a scatti il controllo della leva della frizione.
  • Tecnica del “blipping”: Un istante prima di inserirti nel tornante, mentre sei ancora in fase di frenata, dai un piccolo e rapido colpo di gas. Questo piccolo “blipping” aiuta a mantenere il motore nel suo regime di coppia ideale (di solito tra i 3000 e 4000 giri/min), evitando che “cada” e si spenga nel punto di minima velocità.

Stelvio o Giau: quale scegliere per panorama e piacere di guida ?

È il derby dei giganti, la scelta che divide i mototuristi: la storia e la sfida dello Stelvio contro la bellezza fluida e panoramica del Giau. Non c’è una risposta giusta in assoluto, ma c’è una risposta giusta per te, a seconda di cosa cerchi. Lo Stelvio è un’icona, un rito di passaggio. Il Giau è poesia in movimento. Affrontarli con lo spirito sbagliato può portare a delusioni.

Lo Stelvio, soprattutto dal versante di Prato, è una battaglia. È tecnico, lento, faticoso. I suoi tornanti sono strettissimi, quasi dei “gradini” che richiedono una guida “stop-and-go”. Il piacere qui non è nella fluidità, ma nella conquista, nel raggiungere i 2.758 metri e dire “ce l’ho fatta”. Il panorama dalla cima, con la vista sul ghiacciaio dell’Ortles, è una ricompensa potente. Il Passo Giau, invece, è pura guida. Le sue curve sono più ampie, raccordate, ritmiche. È un passo che invita a “danzare” con la moto, a trovare un ritmo fluido godendosi un contesto naturale mozzafiato, incastonato tra le Dolomiti bellunesi.

Vista aerea comparativa dei tornanti dello Stelvio e del Passo Giau

Come confermano molti motociclisti esperti, il Giau è spesso citato tra le strade preferite per il piacere di guida, mentre lo Stelvio viene descritto come “un inferno” per il traffico e la tecnicità, ma con una vista dalla cima che ripaga di tutto. La scelta dipende quindi dal tuo obiettivo: cerchi una sfida tecnica e un traguardo simbolico o un’esperienza di guida fluida e immersiva?

Confronto Stelvio vs Giau per il motociclista
Aspetto Passo dello Stelvio Passo Giau
Altitudine 2.758 m (il più alto d’Italia) 2.236 m
Tornanti 84 totali (48 lato Alto Adige) 29 tornanti più fluidi
Tipo di guida Stop-and-go, tornanti stretti Ritmo fluido, curve raccordate
Traffico Molto intenso in estate Meno affollato
Panorama Vista sull’Ortles, ghiacciai Dolomiti bellunesi, prati alpini

L’errore di non idratarsi che causa cali di concentrazione in quota

Mal di testa, stanchezza improvvisa, difficoltà a mantenere la concentrazione in curva. Spesso attribuiamo questi sintomi alla fatica della guida o all’altitudine, ma la causa più comune e subdola è la disidratazione. In montagna, il nostro corpo perde liquidi molto più velocemente che a valle, per una combinazione di fattori che spesso ignoriamo.

Primo, l’aria in quota è più secca, quindi perdiamo più liquidi attraverso la respirazione. Secondo, l’esposizione al vento e al sole (anche quando l’aria è fredda) accelera l’evaporazione dalla pelle. Terzo, il fisico è sotto sforzo e produce sudore, anche se non lo percepiamo a causa del freddo. Il risultato è un calo di performance fisica e mentale che può diventare pericoloso. Un cervello disidratato è un cervello che reagisce più lentamente, valuta male le distanze e perde la lucidità necessaria per affrontare una discesa impegnativa. Considerando che i principali passi dolomitici superano abbondantemente i 2.000 metri di altitudine, il rischio è sempre presente.

L’errore non è solo bere poco, ma bere le cose sbagliate. Un caffè in cima al passo può sembrare una buona idea, ma la caffeina è un diuretico e accelera la perdita di liquidi. L’acqua da sola potrebbe non bastare per reintegrare i sali minerali persi con la sudorazione. Adottare un piano di idratazione consapevole è tanto importante quanto controllare la pressione delle gomme.

  • Sosta idratazione ogni ora: Non aspettare di avere sete. Quando senti lo stimolo della sete, sei già disidratato. Programma una breve fermata ogni 60-90 minuti, anche solo per bere qualche sorso d’acqua e sgranchire le gambe.
  • Integrazione di elettroliti: Invece della sola acqua, considera di portare una borraccia termica con una bevanda isotonica o un integratore salino. Gli elettroliti (sodio, potassio) sono essenziali per combattere la fatica muscolare e i crampi, e per mantenere alta la concentrazione.
  • Evitare i diuretici: Limita il consumo di caffè e bevande zuccherate o gassate. Se cerchi qualcosa di caldo, una tisana o un tè deteinato sono scelte molto più efficaci per mantenere il corpo idratato senza effetti collaterali.

Quando affrontare i passi celebri per evitare camper e ciclisti

L’autunno offre un grande vantaggio: la massa turistica estiva è in gran parte svanita. Tuttavia, questo non significa avere la strada tutta per sé. I weekend di sole attirano ancora orde di automobilisti, camperisti e, soprattutto, ciclisti che si godono le temperature più miti. Incontrare un camper in difficoltà su un tornante stretto o un gruppo di ciclisti affiancati in una curva cieca può rovinare il piacere di guida e creare situazioni di pericolo.

La pianificazione non riguarda solo *quale* passo fare, ma *quando* farlo. Evitare le ore di punta è la strategia vincente per godersi la strada in solitudine. Secondo le rilevazioni locali, infatti, il sovraffollamento turistico anche a fine stagione può essere un problema serio, specialmente nei weekend soleggiati. Ma con un po’ di astuzia, è possibile avere i passi più famosi quasi tutti per sé.

Un trucco poco conosciuto, ad esempio per il Sellaronda (il giro dei quattro passi Sella, Pordoi, Campolongo, Gardena), è la strategia del “flusso inverso”. Molti tour organizzati e la maggior parte dei turisti seguono il percorso in un senso standard (solitamente orario). Percorrerlo in senso antiorario può ridurre drasticamente il tempo passato in coda dietro ad altri veicoli. La vera libertà, sui passi, si conquista con l’intelligenza, non con la velocità.

  • Le “golden hours” del motociclista: Le ore migliori sono due. L’alba (dalle 6:00 alle 9:00 del mattino), quando la strada è deserta, la luce è magica per le foto e l’asfalto inizia a scaldarsi. E il tardo pomeriggio (dopo le 16:00), quando il turismo “di giornata” inizia il rientro a valle, lasciandoti la strada libera per goderti il tramonto.
  • Controllare il calendario degli eventi: Prima di partire, fai una rapida ricerca online per “eventi ciclistici” o “giornate di chiusura” sui passi che intendi percorrere. Manifestazioni come il Sellaronda Bike Day o altre granfondo possono significare strade chiuse o traffico infernale.
  • Attenzione alle festività dei paesi confinanti: L’Italia è meta ambita per i vicini tedeschi, austriaci e svizzeri. Un “ponte” o una festività nazionale in questi paesi può tradursi in un’invasione di turisti sui passi alpini. Un rapido controllo del loro calendario festivo può salvarti da code impreviste.

Sella o Pordoi: quale passo offre la vista migliore al tramonto ?

Quando il sole inizia la sua discesa, le Dolomiti mettono in scena il loro spettacolo più celebre: l’Enrosadira. Le pareti di roccia dolomitica si infiammano, passando dal giallo all’arancione, al rosso fuoco, fino al viola. Vivere questo momento da un passo alpino è un’esperienza che vale il viaggio. Ma tra i tanti, due contendenti offrono prospettive uniche per il tramonto: il Passo Sella e il Passo Pordoi.

La scelta tra i due dipende dall’effetto che cerchi e dal tipo di fotografia che vuoi fare. Il Passo Sella offre una vista ravvicinata e “compressa” sulle iconiche Torri del Sella e sul Sassolungo. Al tramonto, il sole laterale scolpisce ogni crepa della roccia, creando un contrasto drammatico. È il luogo ideale per chi ama i dettagli, per chi vuole quasi “toccare” la roccia infuocata con l’obiettivo, catturando la texture e la potenza verticale delle montagne.

Fenomeno dell'Enrosadira sulle Torri del Sella al tramonto

Il Passo Pordoi, invece, offre una prospettiva più ampia e ariosa. La vista si apre verso ovest, guardando il gruppo del Sella da una prospettiva più distante e abbracciando con lo sguardo la Marmolada, la “Regina delle Dolomiti”. È il palcoscenico perfetto per le fotografie panoramiche, per chi vuole catturare l’immensità del paesaggio alpino con il cielo che si colora sopra le cime. Inoltre, il Pordoi offre più rifugi e bar aperti fino a tardi, ideali per un aperitivo in quota mentre si gode lo spettacolo.

Confronto fotografico e panoramico Sella vs Pordoi
Caratteristica Passo Sella Passo Pordoi
Vista al tramonto Compressa sulle Torri del Sella, perfetta per l’Enrosadira Aperta verso ovest sulla Marmolada
Fotografia Ideale per teleobiettivo e dettagli rocce infuocate Perfetto per panorami ampi paesaggistici
Servizi post-tramonto Opzioni limitate, necessario scendere Rifugi e bar per aperitivo in quota
Altitudine 2.240 m 2.239 m

Come usare il freno motore per stabilizzare la moto in discesa

In discesa, l’istinto primario è aggrapparsi ai freni. Errore. Un uso eccessivo e prolungato dei freni porta a due problemi: il surriscaldamento dell’impianto (fading), che ne riduce drasticamente l’efficacia, e l’instabilità della moto. Frenare bruscamente sposta il carico tutto sull’anteriore, “chiudendo” la sospensione e rendendo la moto nervosa e difficile da inserire in curva. La vera chiave per una discesa fluida e sicura è il freno motore.

Usare il freno motore significa semplicemente scalare a una marcia inferiore (ad esempio, passare dalla terza alla seconda) e lasciare che la resistenza interna del motore rallenti la moto in modo controllato e costante. Questo non serve solo a preservare i freni, ma ha un effetto fondamentale sulla dinamica del veicolo: stabilizza l’assetto. Mantenendo la catena in trazione, il freno motore “tira” la moto verso il basso, schiacciandola a terra e distribuendo il carico tra la ruota anteriore e quella posteriore. Il risultato è una moto molto più stabile, neutra e prevedibile, che entra in curva con più naturalezza.

Su discese con pendenze importanti, come quelle che raggiungono il 10% sul Passo Gardena, questa tecnica non è un’opzione, è una necessità. I freni diventano così un supporto da usare solo per le correzioni finali prima del tornante, non lo strumento principale di rallentamento. La regola d’oro è: scegliere in discesa la stessa marcia che useresti per fare quella salita. Se una salita la faresti in seconda, anche la discesa andrà fatta in seconda. Questo garantisce il giusto livello di freno motore, trasformando le picchiate più ripide in una danza controllata e sicura.

Punti chiave da ricordare

  • Il meteo è il capo: In alta quota, il sole a valle non significa nulla. L’equipaggiamento antipioggia e la consultazione di fonti meteo specifiche per la montagna sono la tua assicurazione sulla vita.
  • La tecnica batte la potenza: La padronanza della frizione nei tornanti stretti e l’uso intelligente del freno motore in discesa sono più importanti di qualsiasi cavalleria per la sicurezza e il divertimento.
  • La pianificazione è libertà: Scegliere l’orario giusto per partire e la direzione di marcia può trasformare un passo affollato in un’esperienza di pura solitudine e piacere di guida.

Perché il mototurismo lento ti fa scoprire l’Italia meglio dell’autostrada ?

L’autostrada è efficienza. Ti porta da un punto A a un punto B nel minor tempo possibile. Ma il mototurismo, specialmente quello sui passi alpini, non riguarda l’efficienza. Riguarda l’esperienza. L’autostrada è una linea retta che cancella il territorio; i passi sono una sinfonia di curve che lo esaltano. Scegliere il “mototurismo lento” significa capire che la meta non è la cima del passo, ma tutto ciò che c’è nel mezzo.

Significa deviare dalla strada principale per imboccare una stradina secondaria che porta a una malga isolata, dove il formaggio sa ancora di pascolo. Significa fermarsi in un piccolo paese non perché c’è un’attrazione turistica, ma perché c’è una sagra e l’aria profuma di cibo genuino. Come dimostra l’esempio di itinerari come la vecchia strada del Tremalzo, è proprio allontanandosi dai percorsi standard che un semplice giro si trasforma in un’avventura epica, un’esperienza da celebrare. Il vero lusso non è la velocità, ma il tempo.

Il mototurismo lento è un approccio mentale. È la capacità di spegnere il navigatore per qualche chilometro e seguire l’istinto, di fermarsi non solo per fare una foto, ma per respirare il profumo del bosco umido dopo un breve acquazzone. La stagionalità limitata dei passi, con ad esempio il Passo dello Stelvio aperto solo dal 31 maggio al 2 novembre, ci ricorda che questo tempo è prezioso e va assaporato, non consumato. L’autostrada ti fa vedere l’Italia, le strade di montagna te la fanno vivere.

  • Deviare dai percorsi principali: Quando vedi una strada secondaria o una “strada bianca” che sembra interessante, imboccala. Spesso sono le porte d’accesso a punti panoramici sconosciuti e a incontri autentici.
  • Sosta gastronomica autentica: Salta il ristorante turistico sul passo e cerca una trattoria frequentata dai locali in un paesino a valle, o un’azienda agricola che vende i suoi prodotti. Il sapore di un viaggio passa anche dal palato.
  • La mentalità del motociclista esperto: L’obiettivo non è “fare” più passi possibili in un giorno, ma vivere pienamente quelli scelti. Goditi i profumi, i suoni, gli incontri. La vera collezione non è di foto, ma di sensazioni.

Per abbracciare pienamente questa filosofia, è utile riconsiderare il vero significato del viaggio su due ruote e come questo approccio possa arricchire ogni tua avventura.

Ora che hai la mappa e la bussola, non ti resta che scegliere la tua rotta. Controlla le date di apertura dei passi, prepara la moto e l’equipaggiamento, e regalati l’ultima grande emozione della stagione. La montagna, nella sua veste più sincera e spettacolare, ti aspetta.

Scritto da Guida Mototuristica Adventure Chiara Ferrari, Tour leader certificata e viaggiatrice adventure con oltre 200.000 km percorsi. Esperta di pianificazione itinerari alpini, navigazione GPS e logistica di viaggio.